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Queste due tecniche, molto usate in fotografia, hanno caratteristiche semplici da definire, ma un buon risultato è difficile da ottenere se non si conoscono a pieno le proprietà della luce, cioè l’intensità e la fonte.
In genere si definisce high key un'immagine in cui i toni chiari siano predominanti, e si definisce low key un’immagine in cui i toni scuri siano predominanti.
Sarebbe a dire che una foto sovraesposta può essere considerato un high key? Oppure che una foto sottoesposta può essere considerato un low key?
No, non è così semplice!
Sono due tecniche che vengono solitamente (ma non esclusivamente) applicate al ritratto in bianco e nero, e che hanno una gamma tonale volutamente sbilanciata verso gli estremi; verso le alte luci l’high key, verso le basse luci il low key.
L’high key è un’immagine dove il contrasto tra le ridotte aree scure e le più estese aree chiare, conferisce all’immagine un tono prevalentemente “alto”.
Il low key è l’esatto contrario, è un’immagine, dove il contrasto tra le ridotte aree chiare e le più estese aree scure, conferisce all’immagine un tono prevalentemente “basso”.
E’ proprio il rapporto tra il tono di maggioranza e quello di minoranza, ed il relativo contrasto di luminosità, che ne determina l’appartenenza ad una o all’altra tecnica e le differenzia da immagini sovra o sotto esposte.
L’intero processo creativo deve quindi sottostare a poche ma ben definite regole di esposizione e di stampa (o post-produzione).
Comunque è soggettivamente e artisticamente lecito sfruttare queste tecniche infrangendone le regole e calzandole alle proprie esigenze espressive.
La tecnica realizzativa è sostanzialmente opposta.
Per realizzare un high key devono essere usate luci molto morbide, tendenzialmente non devono creare ombre, per illuminare uniformemente il soggetto. Si usano quindi più luci, tutte alla stessa potenza, con uno schema simmetrico. Anche lo sfondo deve essere chiaro, preferibilmente bianco.
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